Punti Vendita

BASILICATA

PISTICCI (MT)

Via Pomarico, 33 – Tel. 338 4345544

PISTICCI (MT)

Via Pomarico, 33 – Tel. 338 4345544

Curiosità su Pisticci:
Pisticci (Pëstìzzë in dialetto pisticcese, Pesticium in latino, Pistoikos in greco) è un comune italiano di 17 708 abitanti[1] della provincia di Matera in Basilicata. È uno dei comuni più estesi tra quelli della regione; si articola in diverse frazioni, tra le quali la più popolosa è Marconia, che supera la stessa popolazione del conglomerato principale.
Il comune conta una superficie di 231 km², classificandosi all’85º posto tra i comuni d’Italia più estesi, e un’altitudine di 364 m s.l.m.
L’abitato di Pisticci ha la forma di una S, formando una sorta di anfiteatro naturale, caratteristica per la quale, data la sua posizione strategica e dominante, è denominata il balcone sullo Jonio o l’anfiteatro sullo Jonio.
Il dialetto pisticcese è un tipico dialetto meridionale dell’area lucana, di derivazione prevalentemente greca e latina con influenze di spagnolo e francese derivanti dalle varie dominazioni subite. Sono presenti anche alcuni termini di chiara impronta anglosassone, portati dagli emigranti tornati d’oltreoceano, a dimostrazione dell’intensità del fenomeno migratorio: in taluni casi le persone hanno conservato tal quale il soprannome che si sono guadagnate, loro direttamente o i loro progenitori, durante i trascorsi americani.
Il vestito tipico delle donne pisticcesi era la pacchiana. L’abito era formato da una gonna di panno scuro a pieghe larghe chiamata vunnèdd legata da una cinta (u cinte), che poggiava sulle anche e sulla quale è presente u senale di seta nera, ad un corpetto finemente ricamato (u sciupp).
L’abito femminile pisticcese riportato sull’etichetta dell’Amaro Lucano, a Pisticci, infatti, ha sede la celebre azienda, dall’anno della sua fondazione, avvenuta il 1894 ad opera di Pasquale Vena

CAMPANIA

CASERTA

Via F. Turati, 37 – Tel. 0823 168 8669

Curiosità su Caserta:
Caserta è il capoluogo dell’omonima provincia in Campania. La città campana è nota soprattutto per la sua imponente Reggia Borbonica, detta la Versailles d’Italia, che, insieme al Belvedere Reale di San Leucio e all’Acquedotto Carolino, è inserita dal 1997 nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

BENEVENTO

Via Gaetano Rummo, 21 – Benevento – Tel. 3892393008

Curiosità su Benevento:
Chiamata prima Maleventum, poi Beneventum ed infine Benevento, è stata una città sannitica, romana, longobarda e poi pontificia, e vanta un cospicuo e interessante patrimonio storico-artistico e archeologico. Dal 2011 la chiesa di Santa Sofia, edificata nel 760 dal duca longobardo Arechi II, è entrata a far parte del Patrimonio dell’umanità UNESCO all’interno del sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere.

Curiosità su Caserta:
Caserta è il capoluogo dell’omonima provincia in Campania. La città campana è nota soprattutto per la sua imponente Reggia Borbonica, detta la Versailles d’Italia, che, insieme al Belvedere Reale di San Leucio e all’Acquedotto Carolino, è inserita dal 1997 nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco.

Curiosità su Benevento:
Chiamata prima Maleventum, poi Beneventum ed infine Benevento, è stata una città sannitica, romana, longobarda e poi pontificia, e vanta un cospicuo e interessante patrimonio storico-artistico e archeologico. Dal 2011 la chiesa di Santa Sofia, edificata nel 760 dal duca longobardo Arechi II, è entrata a far parte del Patrimonio dell’umanità UNESCO all’interno del sito seriale Longobardi in Italia: i luoghi del potere.

EBOLI (SA)

Via Umberto Nobile, 74 84025 Eboli (SA)

Curiosità su Eboli

Eboli è un comune italiano della provincia di Salerno in Campania e sorge sulle pendici del Montedoro.

Il territorio è per la maggior parte composto dalla pianura alluvionale del fiume Sele;la restante porzione, collinare-montuosa, è parte del Parco regionale Monti Picentini.

Con l’arrivo dei romani venne battezzata Eburume diventò una rilevante sede artigianale, come dimostrano a tutt’oggi i resti di un antico quartiere dedito alla produzione di ceramica, grazie alla presenza di tre fornaci romane.

Con la fine del dominio romano, Eboli fu prima devastata dai visigoti nel 410 d.C. e successivamente saccheggiata e distrutta dai saraceni nel IX e X secolo.

Nel Medioevo la cittadina divenne un baluardo del sistema difensivo del Principato di Salerno grazie al suo castello. Dal 1811 al 1860 è stato capoluogo dell’omonimo circondario sotto la giurisdizione del Distretto di Campania del Regno delle Due Sicilie. Durante il Regno d’Italia, è stato poi capoluogo dell’omonimo mandamento sotto il Circondario di Campania fino al 1927.

Nel 1980 Eboli fu colpita dal fortissimo terremoto dell’Irpinia che provocò il crollo di numerosi palazzi e il danneggiamento di scuole, la cui ricostruzione è stata terminata solo al fine degli anni ’90.

Il settore agroalimentare è senza dubbio quello più diffuso: la celebre mozzarella di bufala campana, prodotta generalmente da piccoli caseifici a conduzione familiare.Da segnalare anche altre aziende che emergono nella produzione della pasta (Pezzullo appartenente al gruppo Newlat), dei mangimi e dei gelati.

Ad aprile/maggio a Eboli ha luogo la Fiera dell’Agroalimentare ‘Made in Sele’ che si propone di valorizzare le eccellenze della produzione tecnologica e alimentare del comparto agricolo. La Fiera campionaria Ebolina invece a ottobre: artigianato, agricoltura, zootecnia, turismo, ma anche motori e attrezzi agricoli.

La città è rinomata al panorama nazionale grazie al libro di Carlo Levi, Cristo si è fermato ad Eboli, nonostante gli eventi narrati nell’opera non siano ambientati propriamente nella cittadina campana, ma in Basilicata.. Nel 1984 sono stati intitolati a Carlo Levi il Liceo Artistico di Eboli e una piazzetta.

Eboli è un importate polo turistico attrattivo per l’intera Campania. La cittadina offre interessanti architetture civili ( con la presenza di molti palazzi risalenti sin dal XV secolo) e religiosi ( chiese, monasteri e badie storiche), importanti monumenti e zone archeologiche di origine romana ( ville, acquedotti e fornaci).

S. ANTONIO ABATE (NA)

Via Roma, 101 – Tel. 320 9205957

Curiosità su S. Antonio Abate:
Sant’Antonio Abate (Sant’Antuono in napoletano) è un comune italiano di 19 746 abitanti[1] della città metropolitana di Napoli in Campania.
Sito nella pianura sovrastata dalla catena dei Monti Lattari, culminante nella penisola sorrentina con la vetta del Faito, Sant’Antonio Abate si estende nell’immediato entroterra stabiese (Ager Stabianus) e, in parte, nell’Agro Nocerino Sarnese.
Di origini amministrative recenti, la cittadina si è costituita comune autonomo nel 1925, distaccandosi nel 1929 dalla sovrastante Lettere.
il paese si è sviluppato gradatamente, fondando la sua ricchezza sull’agricoltura prima e poi sulle attività ad essa connesse. Negli ultimi anni l’economia di Sant’Antonio Abate si è concentrata soprattutto sul settore industriale della trasformazione del pomodoro

VICO EQUENSE (NA)

Via San Salvatore, 111 80069 Vico Equense (NA)

Curiosità su Vico Equense

Rilievi verdeggianti e rupi baciate dal sole per Vico Equense, poco più di 21mila abitanti, provincia di Napoli. Il comune è collocato su un blocco tufaceo e calcareo, per un’altezza media di 90 metri: davanti ha il mar Tirreno, la parte meridionale del golfo partenopeo e l’inizio della Costiera di Sorrento, e si spinge fino agli oltre 1400 metri di altitudine del Monte Sant’Angelo, cima più alta della catena dei Lattari. Clima piacevole in ogni mese dell’anno, uno dei motivi, assieme al suo paesaggio tra roccia e acqua, che spinge a visitarlo.

Qui a Vico Equense i frequentatori sono arrivati fin dal VII secolo avanti Cristo. Osci, Sanniti e Romani si sono avvicendati. Si sa che nell’anno 89 avanti Cristo Silla, generale romano, rase al suolo la città che riprese la sua fama di luogo di villeggiatura già sotto l’imperatore Augusto. L’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo ne inizia un periodo di decadenza, accentuato anche dalle visite non pacifiche di barbari di varie etnie e dei Saraceni. Nei secoli successivi ci sono diverse signorie che si alternano al potere come quelle dei Carafa e dei Durazzo. Alla fine del 1700 Vico Equense aderisce alla rivoluzione napoletana e dall’inizio del 1900 la sua vocazione turistica diventa molto importante per lo sviluppo di tutta la zona.

Per quanto riguarda l’economia, a Vico Equense si vive di pescaallevamento e agricoltura (uva, olive, ortaggi, frutta) nonché di piccole aziende di trasformazione alimentare. Forte il turismo, balneare e termale.

Tra gli eventi di Vico Equense, da ricordare il 6 gennaio, quando si svolge la Festa delle Pacchianelle, un presepe itinerante, che parte dal convento dei Padri Minimi di San Vito, con una processione in cui i partecipanti, con tipici costumi contadineschi che si ispirano al 1700, portano in omaggio a Gesù i prodotti della terra, frutta, pesce, dolci. Ci sono pure i Re Magi in abiti molto fastosi. Il 31 gennaio si festeggiano i patroni, i Santi Cirillo e Giovanni. La Settimana Santa è molto sentita e la sera del Venerdì Santo c’è la processione di penitenti vestiti con il tradizionale saio dal cappuccio viola recitando il miserere. Ad aprile c’è PizzaVico, per festeggiare la pizza a metro; in maggio la tre giorni Festa a Vico che vede riuniti chef stellati e non, all’insegna del cibo e della solidarietà. A luglio c’è la Sagra del provolone del Monaco.

Tra i prodotti tipici di Vico Equense va segnalata la pizza che, secondo gli abitanti, è nata proprio qui e si è poi trasformata da prodotto di forno a quella delizia creativa che conosciamo oggi: è sottile ma non troppo, con un bel ‘cornicione’ tutto intorno. Poi c’è un’altra eccellenza del territorio, il provolone del Monaco, formaggio dop, dolce o leggermente piccante.

Poi, via libera ai piatti del mare, dalle alici crude marinate agli spaghetti con le vongole, dai polpetti affogati alle sarde con patate, dai panzarotti ripieni in genere con pomodoro e mozzarella, alla cianfotta, un insieme di verdure fritte, profumate con basilico e origano e passate al forno. Da assaggiare pure i calamari ripieni con il provolone del Monaco, il carpaccio di pesce spada agli agrumi di qui, le cozze al gratin, la torta ai limoni di Sorrento.

Il nome del comune deriva dal latino Vicus, per indicare i piccoli villaggi sparsi qua e là, e da Aequana, antica città che occupava l’attuale abitato.

Un paesaggio che dal mare porta in media montagna, dalla spiaggia ai boschi, permette di avere una certa varietà di ambienti ideali per l’ospite che da una vacanza cerca tante idee per passarla al meglio. Qui a Vico Equense trova tutto ciò, a partire dal clima da eterna primavera e dal fatto che il comune è collocato in una posizione vantaggiosa per raggiungere sia Napoli sia le altre bellezze della costiera.

LAZIO

CERVETERI (RM)

Via Ceretana 6/A – Tel 06 6936 9693

Curiosità su Cerveteri:
Cerveteri è un comune italiano di 37 785 abitanti della città metropolitana di Roma Capitale, antica città del Lazio che risale all’epoca etrusco-romana.

Precedentemente detta Caere. Il suo nome moderno deriva da Caere Vetus, così chiamata nel XIII secolo per distinguerla da Caere Novum (l’attuale Ceri). Altri antichi toponimi della città sono Cisra (per gli Etruschi), Agylla, Άγυλλα (per i Greci).[2][3]

La città di Cerveteri ha una storia molto antica, presumibilmente risalente alla metà del IX secolo a.C., come hanno evidenziato alcune ricerche archeologiche che hanno permesso di accertare la presenza di un’occupazione stabile della zona con insediamenti abitativi e relative necropoli etrusche. Ufficialmente, appare per la prima volta nella storiografia a causa della battaglia del Mar Sardo, avvenuta nel 540 a.C.

Caere ebbe fra i Greci una grande reputazione per il valore dei suoi abitanti ed il loro senso di giustizia, poiché si astenevano dalla pirateria[3]. Unica città etrusca ad erigere un proprio thesauros a Delfi, dedicò ad Apollo Pizio il cosiddetto “Tesoro degli Agillei”. Non a caso Caere era chiamata Agylla perché fondata dai Pelasgi venuti dalla Tessaglia.[3][4] Quando i Lidi (chiamati poi Tirreni), attaccarono gli Agillei, si racconta:

« […] un tale raggiunte le mura, chiese il nome della città. Una delle sentinelle tessale, invece di rispondere alla domanda lo salutò esclamando: “chaire!” (forma di saluto greca). Avendo pensato che fosse un presagio, i Tirreni cambiarono il nome della città conquistata. »
(Strabone, Geografia, V, 2,3.)
A partire dal medioevo Caere vetus passo di proprietà a varie famiglie della nobiltà romana: già di pertinenza della Santa Sede poi occupata nel secolo X dai Crescenzi, nel XII secolo vi erano i Corsi dai quali tra fine secolo XIII e metà secolo XV appartenne ai Venturini che la cedettero agli Anguillara, da questi passò dopo alterne vicende a Franceschetto Cybo che poco dopo la cedette agli Orsini i quali, tranne una breve parentesi in cui fu tolta dai Farnese durante la metà del secolo XVI, la tennero fino a quando furono costretti a vendere nel 1674 ai Ruspoli, che nel 1709 ne ebbero poi il titolo di principe[5].

Nei secoli successivi si ridimensiona come centro agricolo e, solo nel XX secolo, come centro turistico e archeologico. Durante la seconda guerra mondiale erano operativi nel territorio comunale due aeroporti militari (o meglio campi d’aviazione), l’aeroporto di Cerveteri e l’aeroporto di Furbara, che, nell’evolversi della Campagna d’Italia, furono anche presi in considerazione, da parte degli Alleati, come possibili basi da utilizzare per l’offensiva su Roma.

Sul sito di Furbara, che era anche poligono di tiro aereo, prima dell’entrata in guerra, durante un’esercitazione, Mussolini dimostrò l’efficienza dei velivoli italiani ad Hitler, venuto ad assistere insieme ai suoi gerarchi a tali dimostrazioni, avvenute a Napoli per la Marina ed appunto a Furbara per l’Aeronautica.

Nel 1949 ricevette la frazione di Ladispoli dal comune di Civitavecchia[6]; nel 1970 la frazione divenne comune autonomo[7].

FIUGGI (FR)

Via Vecchia Fiuggi, 432, 03014 Fiuggi (FR)

Curiosità su Fiuggi
Fiuggi è una città italiana della provincia di Frosinone nel Lazio. La città si trova alle pendici dei Monti Ernici a sud est del Lazio a pochi chilometri di confine con l’Abruzzo. La città vecchia è situata su di una collina, mentre la zona delle Terme è situata più in basso. A Sud ovest si trova la città di Anagni, mentre più a est, a pochi chilometri da Fiuggi, si trova il piccolo lago di Canterno. A nord si trova il Parco Naturale Regionale Monti Simbruini dove si trova la valle pietra, e che divide la regione Lazio dall’Abruzzo. Il capoluogo Frosinone si trova a circa 30 km a sud di Fiuggi, mentre Roma si trova a circa 80 km a nord ovest.

Non si hanno notizie certe sull’origine dell’abitato di Fiuggi prima dell’epoca romana. Durante l’impero questa località venne chiamata fons Arilla per la proprietà delle sue acque. La città fino al XIX secolo era conosciuta con il nome di Anticoli. Fino a questa data passò da feudatario a feudatario fino a quando dopo l’Unità d’Italia non entrò a far parte della provincia di Frosinone. Fiuggi venne man mano conosciuta, a livello nazionale per le proprietà benefiche delle sue acque, verso gli inizi del XX secolo, quando cambio anche il nome. Fiuggi in questo periodo era frequentata dai più grandi i notabili esponenti della politica dell’epoca, un nome tra tutti: Giovanni Giolitti, esponente della destra liberale storica italiana e presidente del consiglio durante gli anni della prima guerra mondiale.

La principale fonte di reddito è il settore turistico, infatti Fiuggi, oltre ad essere un centro termaleconosciuto in tutta Europa, è seconda solo a Roma per il numero degli alberghi nella regione Lazio. Si può immaginare quindi l’entità del flusso turistico totale annuale che investe questa città; inoltre gli stabilimenti termali danno lavoro ha una grande quantità di operatori e impiegati, per cui si può dire che il settore terziario è molto sviluppato. Per quanto riguarda le attività primarie, l’artigianato tipico riceve un impulso proprio dal settore turistico. Sono quindi ancora vive le attività artigianali della ceramica, della lavorazione della terracotta, ed è soprattutto molto sviluppata l’oreficeria. Inoltre, in questa città, da sempre viene imbottigliata la famosa acqua dalle proprietà curative e depurative esportata in tutta Italia.

Fiuggi è una città molto frequentata e per questo è molto ricca di eventi che vengono organizzati dalle associazioni locali. Durante la stagione estiva e, soprattutto, durante la prima quindicina di agosto si può dire che ogni giorno è occupato da una festa, una manifestazione artistica o una sagra. Per gli appassionati del genere, nel mese di luglio prende corpo il Festival internazionale della Chitarra; verso i primi di agosto invece viene organizzato il Festival delle città medievali, che ha per protagonista la musica e vengono organizzati anche dei piccoli stand dei sapori. Durante la prima settimana d’agosto si tengono solitamente quattro giorni dedicati alla festa della musica e delle tradizioni popolari. Solitamente questa festa prevede concerti in piazza gratuiti, il mercatino dei prodotti ciociari, giochi per bambini, tornei sportivi, stand gastronomici e mini sagre, itinerari in bicicletta nei dintorni della città.

La cucina tipica di Fiuggi è contraddistinta dai sapori tipici della Ciociaria e degli ingredienti di montagna. Tra i primi piatti tradizionali figurano gli gnocchetti e i tagliolini all’uovo conditi con un sugo al pomodoro, o un a base di animelle, oppure con un condimento di funghi porcini provenienti dai boschi nei pressi dei Monti Ernici. A tavola non mancano mai i salumi tipici della zona, tra cui il salame di montagnae il prosciutto, accompagnati da pane casereccio o da polenta arrostita. Tra i piatti classici del Lazio, troviamo anche a Fiuggi il tipico abbacchio con il contorno di golose patate al forno. Un goloso primo piatto tipico delle località della provincia di Frosinone è il ricco timballo di Bonifacio VIII, composto da maccheroni, polpette fritte e altri ingredienti ripassate al forno che qui a Fiuggi vengono serviti con la variante del prosciutto di montagna. Il carrello dei dolci è particolarmente ricco, infatti si possono trovare qui le golose ciambelle al vino e dolci semplici ma gustosi della tradizione come la crostata con marmellata fresca di visciole. In tutta la zona sono distribuiti ristoranti, osterie e trattorie che propongono il menù tipico e piatti preparati al momento. Anche nei resort della città, che sono particolarmente numerosi, e negli alberghi la sala ristorante non manca mai è il cibo che viene servito è ottimo.

Fiuggi ha avuto un passato importante, sopratutto nel corso del secolo scorso. Il suo destino si è più volte incrociato con i grandi della politica nazionale che di Fiuggi hanno apprezzato la vita all’insegna del benessere e le acque benefiche. E’ ben noto che a Fiuggi venivano a passare le vacanze politici del calibro di Giovanni Giolitti, ma anche il re Vittorio Emanuele III. Tra i personaggi della cultura contemporanea nati a Fiuggi troviamo l’attore e autore Ennio Fantastichini.

Fiuggi è da sempre una meta ambita per chi vuole depurarsi o curare delle determinate patologie. Le sue terme rilassano e regalano degli indubbi benefici allo spirito e alla mente. Ma Fiuggi è anche una meta suggestiva, ricca di paesaggi naturali e di dintorni meravigliosi dove poter percorrere degli itinerari e visitare i piccoli paesi sulle montagne. Insomma, questa è una meta consigliata proprio per chi vuole rigenerarsi e scappare dallo stress della città.

LOMBARDIA

PARABIAGO (MI)

Viale Marconi, 55 20015 Parabiago (MI)

Storia di Parabiago:
C’è un gallo nello stemma di Parabiago, quasi a suonare la sveglia ai cittadini, a stimolare la loro operosità verso traguardi sempre più elevati, anche oltre la vetta dell’albero, alle cui radici l’animale è appollaiato. La suggestione simbolica non esclude, anzi sottolinea l’origine rurale del sito, come suggerito dai due elementi araldici. L’indagine etimologica fa da supporto. Si vuole infatti che il termine Parabiago, composto dal prefisso -para equivalente a “vicino” e dal suffisso celtico -blagus pari a “molle”, si applichi a una zona vicina a un luogo paludoso o allagabile, come sarebbe giustificato dalla vicinanza del fiume Olona, originariamente facilmente tracimabile. All’attuale città fanno corona le frazioni di S. Lorenzo, che riconduce all’esistenza di un’antica cappella dedicata al Santo omonimo e già attestata nel sec. XIII; Ravello, risalibile a -rapa, usato per indicare “frana, smottamento”, Villastanza, realisticamente discendente dal latino villa, che sta per “podere, fattoria”; Villapia, analogico a Villastanza e così tramutatasi per volere del Cardinale Schuster e in omaggio al Pontefice Pio Xl, dalla originaria Tiracoda, per il cui termine si danno diverse spiegazioni, la più plausibile delle quali si lega a una – tauri cauda o “coda del toro”, usata per indicare la presenza di qualche osteria. Tutte le località indicate, diverse per tipologia e dimensione, corteggiano la città e ne costituiscono il completamento sotto il profilo amministrativo, si affacciano dignitosamente al suo palcoscenico, magari con la caratteristica di un soprannome, di una sfumatura dialettale. Sull’antichità della località non sussistono dubbi. Storici locali come Rafaelli e Cavalero, nei loro racconti, parlavano di marmi, di pietre di vari colori, di resti di antichi palazzi, di monete, di statue venuti alla luce “nel laurar la terra”. Se a una prima lettura il riferimento poteva sembrare leggendario, gli scavi sistematici iniziati alla fine dell’Ottocento e protrattisi fino ai nostri giorni, hanno tradotto in realtà quanto sembrava assumere il colorito della tavola. Nel corso di ricerche archeologiche effettuate a S. Lorenzo, Parabiago, Villastanza, sono emersi reperti di svariata e curiosa qualità, corredo di numerose tombe, contrassegnate da lapidi e dalla presenza di balsamari, monete, specchi, patere, vasi in terracotta, che propongono problemi di indagine sulla esplorazione dei contenuti figurati e circonfondono di un’aurea sacra le origini della nostra località. Nel vasto patrimonio una posizione a sé stante occupa la “patera di Parabiago”, un piatto d’argento con lumeggiature in oro, finemente cesellato con la riproduzione del mito di Cibele e Atti. Peccato che tutti i reperti siano conservati nei vari musei di Milano, Legnano, Varese. Sulla fisionomia di Parabiago le ombre incominciano a diradarsi nell’alto Medioevo. Dalla polvere degli archivi emergono le prime pergamene con la graffatura di Parabiago; la loro autenticità è confermata dall’analogia con le prescrizioni dei capitolari di Carlo Magno, per la permuta dei beni ecclesiastici.